Tutto ebbe origine con la solita frase buttata lì da qualcuno mentre si giocava a Subbuteo, una sera in cui a Villa Italia eravamo così in tanti che a stento ci si riusciva a muovere. Poi qualcuno alzò la posta sostenendo d’avere un paio di amici portieri.
L’amico portiere merita un inciso. Fin dalle mie prime esperienze su campi idealizzati nei perimetri irregolari di porticati, con le porte fatte da ingressi di ferro dei box auto, ho capito quanto fosse importante l’amico che si sacrifica nello stare in porta. Nulla della liturgia calcistica può avere inizio senza di lui. Lo aspettavamo per ore, senza insultarlo per il ritardo per non urtare la sua sensibilità, e non sollecitavamo mai ripetendo le citofonate, per non rischiare di svegliare il padre, che a sua volta gli avrebbe tolto il permesso di scendere a giocare per strada. Poi, quando, perse le speranze, mettevamo da parte il Super Santos, e ci accingevamo a riprendere i lavori della casetta di legno, lo si vedeva arrivare addentando il panino con la nutella, e si ricominciava a giocare.
Successivamente, con il passare degli anni ho cominciato a considerare i portieri come degli asceti: il loro non è sacrificio, ma è la voglia di stare un po’ da soli, di pensare ad altro che dà loro la forza di autoconfinarsi tra due pali, mentre io mi affannavo a correre, cercare anticipi, colpire di testa e marcare attaccanti in moto perpetuo.
Più di recente ho capito che il portiere è da rispettare in quanto è il più spericolato di tutti. A loro piace saltare fino all’incrocio dei pali, stendersi per terra, uscire di pugno procurando grossi traumi al centravanti, prendere goal per poi sfogarsi insolentendo gli avi del difensore centrale.
Asceta o pazzo spericolato, senza di lui si rimane a casa. Questo è certo.
Quindi con due portieri disponibili, questa settimana abbiamo deciso di far riposare le miniature, e ci siamo letteralmente buttati in un campo di calcio a sette.
Ma mica è così semplice: bisognava convincere gli amici non subbuteisti, necessari all’arrivo a quota 14, prenotare il campo all’orario giusto… Così difficile, da arrivare a fare un parallello la premiata ditta B&B, i quali hanno brillantemente superato in questi anni ogni difficoltà burocratica con una serie di ingegnosi artifici.
Penso che qualche giornale lo leggiate, no? Se così non fosse, vi riassumo questa grande trovata.
Secondo la logica del nostro presidente del Consiglio, se c’è un evento (anche sportivo) abbastanza grosso da organizzare, esso può essere definito grande evento. L’organizzazione di questo grande evento, quindi non passa tramite delle normali gare d’appalto, ma tramite l’assegnazione diretta da parte di un commissario straordinario (Bertolaso) ad un costruttore qualunque per realizzare le infrastrutture necessarie allo svolgimento di tal evento. In questo modo, si accorciano i tempi, lievitano i costi, si infrangono norme. Ma, almeno secondo lui, si hanno pieni poteri e snellimento della burocrazia, cosa che, almeno secondo lui, significherebbe maggiore velocità di esecuzione e minori problemi.
Ritornando alla nostra partita, già dal rito di “travestimento” nello spogliatoio si intravedeva che ci saremmo divertiti. Andrea che indossa la maglia del B
ayern Monaco, Alex la 23 di Materazzi dello scorso Mondiale, Paolo un tutore da 3 kg, Leonardo la maglia del Giappone, Angelo una maglietta di cotone bianca con una stampa con incitazioni all’agonismo. Daniele addirittura, essendo nella squadra bianca ma indossandone una nera, voleva mettere una canottiera bianca. Giuseppe, un nostro amico molese non adepto al subbuteo, aveva la maglietta del Bari col numero 9 di Osmanovski…..
Tra risate, interventi del medico e goals sbagliati la partita ha avuto senso fino al 5 a 4 a favore della squadra scura. Tant’è che c’era gente che non vedeva l’ora si andare a fare la doccia!
Molto interessante è stato il terzo tempo a cui hanno preso parte solo Angelo,che a Mola conosce più gente che un consigliere comunale, il suo amico-portiere Gianfranco, ed il sottoscritto. Ma per gli altri non mancheranno occasioni.
Si sa come vanno queste cose, si comincia con uno scambio di cortesie al bancone del bar, si mangia un pezzo di pizza, si torna al bancone, si chiacchiera con amici in comune e vecchie glorie del mondo hard core pugliese……..e poi arrivano Alex e Muraglia dai loro impegni e pretendono che si ricominci tutto di nuovo!
Come dicevano i latini? Mens sana in corpore sano
Commenti recenti